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AL SINDACATO FANNO BENE I LIBRI CHE FANNO MALE E-mail
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Sabato 04 Febbraio 2006 15:45

di Roberto Fasoli

Pubblicato su "Economia e società regionale"  numero 95, 3° trimestre 2006

 

1. Due tipi di approccio Di fronte ad un libro come l’ultimo di Pietro Ichino con un titolo così forte “A che cosa serve il sindacato? Le follie di un sistema bloccato e la scommessa contro il declino”, uscito a fine 2005, un sindacalista, in genere, si trova in difficoltà, combattuto tra l’impeto di respingere la “provocazione” e il desiderio di accettarla per provare a comprenderne le ragioni e per misurarsi con argomentazioni e proposte, magari non condivisibili, ma che meritano risposta.

Alcuni (non so dire quanti, ma certamente non pochi) propendono per allontanare la “provocazione” ignorando gli argomenti del libro, quando non il libro stesso e arrivano fino a sconsigliarne vivamente la lettura ai colleghi, soprattutto a quelli ritenuti (non si capisce con quale criterio!) meno attrezzati a comprendere gli insidiosi ragionamenti che il volume contiene, resi ancor più pericolosi dall’autorevolezza accademica del suo autore.

È quanto è successo in casa nostra, in Cgil, e non solo con lo spiacevole incidente della circolare che metteva in guardia dalle insidie del libro di Ichino, alla quale per fortuna ha rimediato la Segreteria nazionale con una lettera di precisazione e di scuse nei confronti dell’autore. Di tale atteggiamento c’è traccia anche in alcuni dei commenti che in casa sindacale si sono occupati del libro. Si veda l’articolo molto critico di Lauralba Bellardi (2006: 181) che inizia avvertendo i lettori che i casi aziendali reali e virtuali, descritti nel libro sono “mirati a fornire (in modo subliminale) un quadro della nostra realtà sindacale che, invece, non è rappresentativa della stessa” per condurre così il lettore a condividere le proposte di modifica radicale della funzione del sindacato nella relazioni industriali e nel sistema sociale. Né va molto meglio con la recensione di Michele Miscione (2006), che parla di un bel libro scritto con “documentazione e soprattutto fantasia” per proporre il dubbio se i sindacati confederali servano davvero.

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