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Primarie vere salvavita per il Pd E-mail
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Lunedì 19 Gennaio 2009 01:01

 

Con l' aria che tira il Pd non dovrebbe trascurare qualche segnale di speranza, specie quando perviene dalla società civile, che altro non è se non quella parte di opinione pubblica democratica che riesce a farsi sentire al di fuori delle sclerotiche strutture di partito. L' esempio mi è fornito dall' ultimo numero dell' interessante mensile forlivese Una città (n. 161, gennaio 2009).

Fra il materiale raccolto anche questa volta dalla rete, in gran parte volontaria, cui fa capo, spicca un forum sulle primarie svoltesi recentemente a Forlì e a Bologna, in vista delle amministrative del 6-7 giugno, cui hanno partecipato Salvatore Vassallo della direzione del Pd, costituzionalista assai vicino a Veltroni, Roberto Balzani, candidato sindaco di Forlì, uscito vincente sul sindaco in carica, Matteo Lepore, coordinatore del gruppo che a Bologna appoggiava l' assessore all' urbanistica, Virginio Merola, fedele cofferatiano, che pur con 5300 voti è stato battuto dal candidato della maggioranza, Flavio Del Buono, vincente col 49% dei voti e, infine, Roberto Fasoli, consigliere del Pd a Verona, estremamente critico verso il gruppo dirigente del suo partito.

L' esperienza delle primarie forlivesi rappresenta il punto focale della discussione. Hanno votato 8000 cittadini (circa il 70% di quanti avevano scelto Veltroni come segretario) e Balzani ha prevalso per 44 voti sul sindaco uscente, Nadia Masini per la quale si erano schierati tutti i dirigenti dei Ds e Margherita, sia locali che nazionali (erano venuti a parlare in suo appoggio, rispettivamente, sia Bersani che Pinza).

 La motivazione degli sfidanti all' inizio era incerta, come si evince dal forum di cui cito qualche frase, cominciando con Balzani, 47 anni, docente dell' Ateneo bolognese, aderente al Pd ma di provenienza repubblicana, discepolo di Spadolini: «Perché è nata questa sfida? Dopo le elezioni del 2008 molti di noi si sono chiesti se aveva ancora senso partecipare a una politica fatta così... Un gruppo di noi un po' delusi ci siamo chiesti: cosa facciamo? Ci proviamo o ognuno torna a fare il suo mestiere? Ci siamo detti che c' era un modo di fare un' ultima verifica sulla fattibilità del progetto del Partito democratico, innanzi tutto delle primarie vere. Di vincere non avevamo l' idea, anzi pensavamo fosse altamente improbabile, però speravamo di resuscitare lo spirito iniziale. Accolta con malcelato fastidio la nostra candidatura ha, però, raccolto il 30% dell' Unione comunale (assemblea di tutti i quadri locali, ndr), senza la quale non avremmo potuto neppure formalizzarla... Abbiamo messo assieme persone molto eterogenee, più della metà donne e una quota altissima di giovani. Ci siamo messi a fare una campagna dal basso, con un linguaggio e forme di aggregazione diverse rispetto a quelle del partito. Alla prima riunione per il lancio della candidatura avevamo scelto una sala molto grande, perché ci eravamo detti: se sono pochi, meno di 400, chiudiamo il giorno dopo e tanti saluti.

Un ragionamento opposto a quello dei politici che prendono la sala piccola per far stare in piedi le persone. Ebbene da noi la gente era in piedi e molti non riuscivano ad entrare. Allora siamo andati avanti, anche se il partito si è schierato monoliticamente per l' altro candidato. Ora resta l' interrogativo su un gruppo dirigente che continua a non capire assolutamente quello che è successo (gli ex ds e margherita stanno cercando di ingabbiare il candidato eletto in uno schema programmatico e di scelta degli uomini di loro fiducia, ndr). Ma noi lo abbiamo detto fin dalle prime battute, quel che ci interessa è dimostrare che il Pd può essere un elemento di rinnovamento della politica. Il sindaco a tutti i costi non lo voglio fare, perché tengo molto di più alla mia onestà intellettuale. Mi auguro che le pressioni non supereranno un certo limite, altrimenti noi non andremo fino in fondo». Lepore: «A Bologna l' esito è stato differente da quello di Forlì. Però per la prima volta un candidato non ha preso il 90% ma il 49% e questo non è un elemento di debolezza ma di democrazia». Vassallo: «Queste sono le prime primarie in cui diventa plausibile una vera competizione. Finora c' erano state varie occasioni, chiamate impropriamente primarie... dall' esito largamente scontato in anticipo (ad eccezione della Puglia)». Fasoli: «Preferisco pensare che il Pd non sia ancora nato, perché se dovessi darlo per nato così, lo darei per morto. Se vogliamo che esca da questo stato le esperienze di Forlì e Bologna, devono diventare pratica concreta». Dunque, le primarie vere come terapia salvavita. -

 

MARIO PIRANI

 

Repubblica — 19 gennaio 2009   pagina 20   sezione: COMMENTI

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