Consiglio Regionale Veneto
STATUTO REGIONALE. Finalmente un articolo che parla di merito. E-mail
Martedì 18 Ottobre 2011 15:41

Dio,autonomia ed ecologia. Lo statuto di cui nessuno parla.

di  Marco Bonet, Martedì 18 Ottobre, 2011, CORRIERE DEL VENETO - VENEZIA

 I principi fondamentali in 64 articoli: addio fiducia, Rovigo dimenticata

 VENEZIA — Avviso per chi legge: qui si parla del nuovo Statuto del Veneto ma non c'è un rigo sul numero dei consiglieri. L'argomento, pur appassionante, è stato sviscerato fino allo sfinimento, col pirandelliano «uno ogni centomila» e la salvifica postilla sul «massimo 60», e per tacita volontà degli uomini e delle donne di stanza a Palazzo Ferro Fini ha già oscurato quanto basta il resto della Carta che, strano a dirsi, conta altri 63 articoli, ai quali dopo 10 anni di attesa forse vale la pena dare una letta.Iniziamo con quello che non c'è. A sfogliare le trenta pagine in questione non si trova la «fiducia», che il governatore Zaia avrebbe voluto sul modello di quella parlamentare per dare una sveltita ai lavori del consiglio, e a onor del vero non c'è manco «il governatore», che la Lega avrebbe voluto nero su bianco al posto del «presidente» per rafforzare anche nel lessico la distanza da Roma, e neppure i decreti legislativi, ad alto rischio incostituzionalità, il patto di stabilità regionale, rinviato ad altra legge, il consiglio dell'Economia e del Lavoro, che il Pd proponeva come cabina di regia permanente contro le crisi ricorrenti, l'area metropolitana Venezia-Verona, la parità di genere, di cui s'incontra il principio generale ma si rimanda per ulteriori informazioni alla legge elettorale che i maligni segnano in agenda nel 2013, e lo stesso dicasi per i limiti ai mandati, che tutti sembrano voler fermare a due. Blandi sono pure i riferimenti al Terzo Settore mentre è sparita del tutto la specificità di Rovigo, che si sarebbe dovuta affiancare a quella di Belluno (che invece c'è) e che è stata sostituita da una formula general generica sulle «aree deltizie». Il celeberrimo «Prima i veneti», fortunato slogan elettorale di Zaia, si legge annacquato all'articolo 5, comma 6: «La Regione opera in special modo a favore di tutti coloro che, secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, possiedono un particolare legame con il territorio, garantendo comunque ai minori i medesimi diritti».Ora tenuto conto del sistema mefistofelico che regola i lavori del consiglio, per cui si devono accontentare tutti, ma proprio tutti, per salvare tre righe dal filibustering ed una legge intera dall'oblio, in questo Statuto «più pragmatico che ardito» (copyright Carlo Alberto Tesserin, presidente della commissione che l'ha scritto) si trovano pure delle novità. La prima, e più importante, è la forte propensione all'autonomia, che pervade tutto il testo in sintonia con il sentiment che si respira in giro. Così «la Regione Veneto è autonoma» e «garantisce l'autonomia degli enti locali» (riuniti in un apposito consiglio con funzioni consultive), «persegue l'estensione in senso federale delle competenze legislative, amministrative e finanziarie» e gode di «autonomia finanziaria». Il tutto, però, in collaborazione con l'Europa e perfino con altri Stati esteri (ma senza ambasciatori: Zaia dovrà accontentarsi del consigliere diplomatico), come si legge all'articolo 17. Resta ed anzi viene ampliato e specificato con un accenno «all'identità storica del popolo e della civiltà veneta» l'articolo 2 sull'autogoverno del popolo veneto, richiamato ogni due per tre dal leader della Lega Gian Paolo Gobbo, e c'è pure un comma dedicato ai «principi di civiltà cristiana», prima assenti, che ispirerebbero l'azione della Regione pur «nelle tradizioni di laicità e di libertà di scienza e pensiero». Trovano spazio l'ambientalismo ed il principio di «responsabilità verso le generazioni future», che non riguarda soltanto il consumo «dell'aria, della terra, dell'acqua, della flora e della fauna» ma pure quello dei soldi in cassa, per cui d'ora in poi tutte le leggi che approderanno in consiglio dovranno dimostrare d'avere un'adeguata copertura finanziaria. Se non ci sono i soldi, non si fanno e sarebbe meglio non fossero carta straccia: per questo è stato pensato l'articolo 22 sulla «qualità e l'impatto delle leggi». Si è già detto dell'ampia autonomia riconosciuta a Belluno, Provincia montana stritolata tra confini esteri e speciali (presto verranno trasferite con legge le funzioni, per le risorse necessarie a realizzarle meglio non chiedere), mentre le altre sei Province, forse in previsione di una futura abolizione Godot, sono liquidate in una riga una: «Esercitano le funzioni amministrative che richiedono un esercizio unitario nel territorio provinciale». Fine. Gli enti locali saranno sottoposti a rigidi «standard minimi di efficienza» di chiara ispirazione federalista mentre la Regione potrà istituire nuovi enti, agenzie e società, ma «contenendo i costi ed evitando duplicazioni o sovrapposizioni». In consiglio spariscono i microgruppi (se non si è almeno in tre si va nel Gruppo misto e si risparmia qualcosina), viene allargato lo spettro d'azione dell'opposizione, quanto seriamente lo si vedrà col nuovo regolamento d'aula, e si dà alle commissioni la possibilità di approvare direttamente leggi e regolamenti, così da sveltirne l'iter in aula. Quanto alla giunta, si conferma l'elezione diretta del presidente mentre gli assessori «esterni», e cioè non eletti in consiglio, non potranno essere più della metà. Infine, l'articolo 30. S'intitola: «Diritti e doveri del contribuente». A queste latitudini, non passa inosservato.

Marco Bonet, Martedì 18 Ottobre, 2011, CORRIERE DEL VENETO - VENEZIA

 

 


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IL GRUPP0 REGIONALE PD CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO PARTECIPERA' ALLA MANIFESTAZIONE REGIONALE E-mail
Mercoledì 31 Agosto 2011 19:58

Ecco il comunicato stampa con il quale il gruppo regionale del PD annucia la sua volontà di sostenere le iniziative di contrasto alla manovra economica del Governo a partire dallo sciopero indetto dalla CGIL per il prossimo 6 settembre.

 

Consiglio regionale del Veneto

Gruppo Partito Democratico Veneto

Venezia, 31 agosto 2011

 

COMUNICATO STAMPA

 

SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE

IL GRUPPO PD VENETO PARTECIPERA’ ALLA MANIFESTAZIONE REGIONALE

“Daremo sostegno ad ogni iniziativa di contrasto alla manovra del governo che sia coerente con le nostre controproposte, ad iniziare dallo sciopero indetto dalla Cgil”.

Questa la presa di posizione decisa oggi dai consiglieri regionali del Partito Democratico, che annunciano in questo modo la loro presenza alla manifestazione di Mestre del prossimo 6 settembre.

“Mai come in questo momento è fondamentale che il mondo sindacale e quello politico facciano fronte comune contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori e di tutti i cittadini che vengono dalla manovra del governo. Una manovra che salva gli evasori fiscali, le grandi ricchezze e i grandi patrimoni immobiliari, che colpisce solo i pensionati ed i lavoratori dipendenti, già tra i meno pagati d’Europa. Il tutto rinviando tutte le decisioni su Province e piccoli Comuni ed ignorando ogni forma di accordo tra le parti sociali ed ogni contributo delle opposizioni”.

 

“Sarebbe contraddittorio – concludono i consiglieri regionali del PD - svolgere la nostra battaglia unicamente all’interno dell’aula consiliare. Auspichiamo che, oltre a quella della Cgil, si concretizzino le nuove iniziative preannunciate dalle altre forze sindacali e sociali, alle quali poter dare il nostro sostegno concreto. In questo senso lavoreremo per far sì che il fronte di contrasto alla manovra possa allargarsi ulteriormente”.

 

Ufficio stampa gruppo PD

Stefano Ciancio

331 6424797



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Consiglio regionale: resi noti dati attività consiglieri E-mail
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Venerdì 26 Agosto 2011 23:31

I DATI. Pubblicate le presenze a Palazzo Ferro Fini

Fasoli sempre in aula
Zaia impegnato nelle sedi istituzionali
Gli assessori leghisti solo al 49%

Pubblicato su L'Arena Venerdì 12 Agosto 2011 REGIONE, pagina 7


Il governatore del Veneto Luca Zaia marca, per motivi di rappresentanza in altre sedi, il record negativo delle presenze alle assemblee del Consiglio regionale del Veneto nella Nona legislatura: 23,81%. Pareggiano tra loro, con un 49,21%, gli assessori della Lega all'agricoltura Franco Manzato e al turismo Marino Finozzi.

È quanto emerge dai dati, diffusi da Palazzo Ferro Fini, relativi alle presenze dei consiglieri regionali nelle sedute del Consiglio, nelle riunioni delle commissioni e la percentuale della partecipazione alle votazioni d'aula. Per la prima volta, quest'anno, i dati (compresi quelli sul volume dell'attività del Consiglio e delle Commissioni) saranno consultabili e costantemente aggiornati sul sito della Consiglio regionale www.consiglioveneto.it.

In dodici sono i consiglieri, un po' di tutti i partiti, a registrare un virtuosissimo 100% di presenze. Il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato si assesta 98,41%. Il Consiglio regionale della nona legislatura ha svolto finora 63 sedute, con un totale di 111 provvedimenti varati, tra i quali 29 leggi regionali e 25 provvedimenti amministrativi.

I consiglieri veneti con il maggior numero di presenze in assoluto - sia in aula che nelle commissioni - sono Roberto Fasoli con 98,51% di presenze, Bruno Pigozzo con il 97,67% e Claudio Sinigaglia con il 95%, tutti del PdV.

Zaia, commentando i dati, ha ricordato proprio il fatto che «per ovvi motivi quando non sono in Consiglio sono in giro a rappresentare la Regione nelle diverse sedi istituzionali; fatto questo che coinvolge anche i miei colleghi presidenti».

 


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STATUTO DEL VENETO: Zaia vuol far saltare tutto E-mail
Martedì 02 Agosto 2011 15:47

DICHIARAZIONE sullo STATUTO DEL VENETO

Non c’è altra spiegazione per le irresponsabili dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale che nel momento in cui la commissione licenziava una proposta di statuto, di regolamento e di legge elettorale, frutto di un lungo e complesso lavoro di mediazione con il concorso di tutti i gruppi, ha rilasciato alla stampa dichiarazioni tese a far apparire se stesso come l’unico depositario della radicale volontà di ridurre i costi della politica proponendo un Consiglio di soli 30 consiglieri.

Zaia sa benissimo come stanno le cose e come si è arrivati alla mediazione contenuta nella proposta di statuto che tiene conto della composizione della Giunta, della volontà di valorizzare la differenza di genere, di tutelare le province più piccole, di rappresentare anche le minoranze oltre una soglia ragionevole di consensi.

Dopo anni di rinvii su statuto, regolamento e legge elettorale è il momento di comportarsi con serietà e responsabilità.

Se Zaia crede di poter affrontare il serio problema dei costi della politica a colpi di battute propagandistiche si sbaglia di grosso.

Intanto gli ricordiamo che la sua maggioranza ha bocciato le proposte del PD che a livello regionale potevano far risparmiare alcune decine di milioni alla nostra regione.

Zaia deve decidere cosa vuol fare. Se intende andare avanti formalizzi la sua proposta e la presenti. Sappia che si assume la responsabilità di buttare tutto all’aria e che noi come PD, per smascherare il suo giochetto, siamo disposti a presentare proposte di composizione del Consiglio con numeri inferiori ai suoi fino ad arrivare aal provocazione di un consiglio di soli 7 consiglieri, uno per provincia, magari scelti con il sorteggio, così ripsrmieremmo anche le spese della campagna elettorale. A meno che Zaia, con un ulteriore colpo, di teatro non proponga il passaggio alla monarchia.

La politica sopratuutto nelle difficoltà attuali deve essere fatta con serietà, tanto più quando si ricoprono importanti incarichi istituzionali.

 


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INTERROGAZIONE SULLE SCUOLE DELL'INFANZIA DI MONTAGNA E-mail
Martedì 26 Luglio 2011 00:00

Scuola. Reolon e Fasoli (PD): Regione sblocchi inserimento bambini 2/3 anni in scuole prima infanzia

(Arv) Venezia 26 lug. 2011 - Consentire agli istituti scolastici per la prima infanzia situati in comuni montani l'inserimento di bambini in età compresa trai due e i tre anni. Lo chiedono, in un'interrogazione alla Giunta regionale, i consiglieri del PD Sergio Reolon e Roberto Fasoli. La richiesta fa seguito ad una sentenza della Consulta della Corte Costituzionale del marzo scorso che, si legge nell'interrogazione, ha dichiarato illegittimo quanto previsto dal Decreto Presidenziale 89 del 2009. Il DPR prevede che "le sezioni di scuola dell'infanzia con numero di iscritti inferiore a quello previsto, situate in comuni montani, in piccole isole e in piccoli comuni, appartenenti a comunità prive di strutture educative per la prima infanzia, possono accogliere piccoli gruppi di bambini di età compresa tra i due e i tre anni, la cui consistenza è determinata nell'annuale decreto interministeriale sulla formazione dell'organico". "Nelle zone di montagna - sottolineano i due esponenti democratici - è ormai cronica la mancanza di servizi a sostegno della prima infanzia, tra asili nido che si contano sulle dita di una mano, lunghe liste d'attesa e costi proibitivi. Se poi ci si mettono anche gli ostacoli burocratici la situazione per le famiglie si fa ancora più in salita, come ad esempio a Cencenighe dove l'ipotesi di inserire nella scuola per l'infanzia anche i bambini di 2-3 anni si sta trasformando in un vero calvario. Di fatto - spiegano - l'inserimento dei più piccoli è sospeso a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che rinvia ogni competenza in merito alle Regioni. Nel frattempo però l'Istituto comprensivo di scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado di Cencenighe Agordino, come altri istituti in analoghe zone di montagna, ha accettato a febbraio 2011 le iscrizioni di questi bambini più piccoli. Chiediamo dunque che la Regione, nel caso la sentenza della Corte Costituzionale prevedesse la retroattività e quindi l'annullamento delle iscrizioni già effettuate, intervenga di concerto con l'Ufficio Regionale Scolastico del Veneto e con i Comuni interessati, affinché sia consentito agli istituti scolastici - concludono Reolon e Fasoli - di poter svolgere questo importante servizio".

 


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