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Verona, 18 giugno 2007
DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AL PARTITO DEMOCRATICO
Primi appunti per una riflessione collettiva Premessa Passati venti giorni dalle elezioni amministrative ed in assenza di un luogo di analisi collettivo, da parte del centro sinistra veronese, sulle ragioni della sconfitta subita e sulle proposte per una ripresa dell'iniziativa abbiamo ritenuto potesse servire fissare sulla carta alcune prime considerazioni e proposte frutto di una riflessione sviluppatasi all'interno del Consiglio Direttivo dell'Associazione per il Partito Democratico, a partire dalla relazione del Presidente Roberto Fasoli. Il Comitato Esecutivo ha ripreso i termini della discussione e si è assunto il compito di dare ad essa la forma nella quale viene proposta per l'avvio di un ampio dibattito. Senza alcuna pretesa di esaustività intendiamo mettere a disposizione queste riflessioni per tentare di rendere più efficace e concreta la nostra discussione e favorire una ripresa dell'iniziativa. Ci auguriamo sia possibile arrivare quanto prima, tutti assieme, ad una analisi completa e condivisa dalla quale ripartire.
1. Una sconfitta netta Senza voler qui affrontare il complesso scenario nazionale ci pare utile un ragionamento riferito alla nostra realtà provinciale, in particolare al Comune di Verona, per il rilievo che ha sulla scena regionale e nazionale. La sconfitta subita dal centro sinistra nelle recenti elezioni amministrative è di dimensioni molto più nette di quelle che anche i più pessimisti si aspettavano e non riguarda solo le regioni del Nord. E' bene evitare di cercare facili scusanti. La sconfitta ci obbliga intanto a riconoscere con serietà il responso democratico delle urne e a cercare di sviluppare un'analisi seria e rigorosa delle cause che hanno prodotto questa situazione per ricercare credibili proposte per ripartire su basi concrete e condivise dai cittadini. Le ragioni di un risultato che ci ha visti sconfitti in tutti i comuni della provincia, eccetto Malcesine, non sono riconducibili a poche semplici spiegazioni. Le cause sono profonde e molteplici e da esse bisogna partire per riprendere il nostro lavoro.
2. Una questione di metodo La prima questione da affrontare è di metodo. Non serve, all'indomani di un esito così pesante, lasciarsi andare a recriminazioni e ad analisi che tentano di scaricare esclusivamente sugli altri le responsabilità. Serietà e buon senso consigliano di cercare subito di organizzare luoghi comuni di discussione nei quali confrontare liberamente le proprie opinioni per arrivare ad una analisi condivisa e a proposte comuni. Non avendolo fatto finora né i partiti che hanno sostenuto la riconferma di Paolo Zanotto, né i partiti che hanno dato vita alla lista dell'Ulivo per Verona, l'Associazione per il Partito Democratico di Verona intende avviare questa riflessione con questo documento in vista della Assemblea pubblica convocata per mercoledì 27 giugno 2007 alle ore 20.45 presso la sala Lucchi (Stadio), aperta alla partecipazione e al contributo di quanti (partiti, associazioni, cittadine/i) lo vorranno. L'Assemblea intende offrire anche un contributo per tracciare le linee di azione dell'opposizione in Consiglio Comunale e in città
3. Analisi del voto e ragioni della sconfitta In primo luogo va detto che il voto risente pesantemente di un giudizio molto critico, specialmente nelle regioni del Nord, sull'azione del Governo centrale che non ha saputo proporre, nonostante i tentativi, un profilo riformatore definito, dilaniato al proprio interno da logiche spesso contrapposte che hanno determinato ritardi e talvolta la paralisi dell'azione di governo. Resta anche da considerare il fatto che operare per rimettere in sesto i conti dello stato con azioni energiche non è compito che possa provocare il massimo degli entusiasmi soprattutto se non è accompagnato da un'adeguata azione di informazione e di rimessa a posto delle tante cose che non vanno ed aspettano da troppo tempo di essere sistemate. Tutto quanto detto sopra non basta però a spiegare la sconfitta. In secondo luogo vanno quindi affrontate le questioni irrisolte che hanno creato e continuano a creare malessere e malcontento nel Nord. Da troppo tempo alcuni di noi segnalano che questo problema non può essere continuamente rinviato. Evidentemente non riusciamo a farci ascoltare oppure, e questo è un problema nel problema, la qualità della classe dirigente del centro sinistra al Nord non è tale da riuscire ad imporre una riflessione alle forze politiche nazionali. Questo aspetto del problema non può essere trascurato. In terzo luogo bisogna considerare che stiamo attraversando una fase assai difficile per la politica che dà un'immagine molto negativa di sé. Ciò rende obiettivamente più difficile la già ardua azione di governo e facilita l'azione di chi si propone con slogan semplici e populistici che fanno facile presa su un'opinione pubblica già assai poco propensa a tollerare ritardi ed incertezze nell'azione di governo ed amministrativa. Oggi la politica è più simile allo spettacolo ed alla propaganda. Non premia la paziente capacità di individuare i problemi e di ricercare le soluzioni più idonee per risolverli. Si cerca la risposta immediata e semplice, che assicura visibilità personale, anche sapendo che non esistono i miracoli. Ciò però segnala una forte perdita di senso e di valore della politica come oggi si manifesta agli occhi di un'opinione pubblica talvolta spaventata dal manifestarsi di problemi nuovi che generano apprensioni e paure comprensibili e che richiedono risposte concrete e convincenti. In quarto luogo bisogna anche analizzare le nostre responsabilità a livello territoriale. Nonostante gli sforzi fatti per dar vita ad una buona amministrazione si sono sottovalutate le questioni politiche di ordine generale che hanno forte impatto sull'opinione pubblica, in particolare il tema della sicurezza, e si è per troppo tempo pensato che bastasse mettere impegno e competenza nella guida della città per ottenere il giusto riconoscimento. A fronte di grandi progetti, non sempre sostenuti dal necessario concorso di partecipazione e di presenza degli interlocutori politici e sociali, è mancata la capacità di dare risposta a problemi concreti vicini alla vita quotidiana delle persone. Si è inoltre sottovalutata la portata politica dell'appuntamento amministrativo di Verona che per il centro destra era importante come Bologna per il centro sinistra. Era del tutto evidente che avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di riconquistare una città persa nelle elezioni amministrative precedenti pur disponendo di una larghissima maggioranza. Si è pensato che fosse possibile reggere lo scontro, già difficilissimo e forse quasi impossibile, rispondendo solo con un profilo di tipo amministrativo. Ci si è illusi che il centro destra ripetesse l'errore di sbagliare il candidato o si dividesse in due o tre pezzi e invece ci si è trovati, a ridosso della chiusura delle liste, con un candidato unitario, deciso spettacolarmente e lanciato da una forte campagna di stampa. In questo contesto si sono rivelate inefficaci elettoralmente le tante cose buone fatte e messe in campo dalla amministrazione di centro sinistra. In quinto luogo va analizzata la conduzione stessa della campagna elettorale che ha risentito degli errori di analisi e non ha saputo o potuto modificarsi in itinere. Si tenga conto che anche la disparità dei mezzi economici e delle risorse umane messe in campo dal centro destra ha avuto il suo peso. Non siamo riusciti a far percepire il senso complessivo della nostra proposta.
4. I numeri della sconfitta Per ripartire, dopo un'analisi severa ed approfondita, bisognerà tener conto che con l'evidente successo di Tosi e delle liste a lui collegate, unite al sostegno di Alleanza Nazionale, che ha sostenuto Tosi fin dall'inizio, risultando per questo premiata, si arriva ad una forza complessiva del 41.35% che sposta decisamente verso destra l'asse della Casa delle libertà. La maggioranza di cui dispone il centro destra è talmente ampia da rendere assai difficile un ruolo positivo ed efficace dell'opposizione. Dalle urne escono fortemente ridimensionati Forza Italia e, se pur in modo minore, l'UDC. Tutto ciò complica ulteriormente la situazione. Va osservato poi che spariscono di fatto tutte le liste minori nessuna delle quali arriva, nemmeno lontanamente, al 3%. Rifondazione Comunista e Verdi dopo molti anni non avranno alcun rappresentante in Consiglio. Nove degli undici sindaci candidati non raccolgono che le briciole del consenso elettorale e non si verifica nessun exploit della candidata Toffali della lista "Veneto per il PPE", accreditata alla vigilia di un possibile risultato lusinghiero. Per quanto riguarda le liste che hanno sostenuto la candidatura di Zanotto, accanto ad una buona performance della lista del sindaco che migliora leggermente il risultato del 2002, si registra un calo dei voti all'Ulivo che passa dal 25.42 delle precedenti elezioni, ottenuto sommando le percentuali di Sinistra Europea (DS, SDI, Comunisti Italiani) che ottenne il 12.40% e 16.535 voti e Margherita che ottenne il 13.02% e 17.366 voti, ad un modesto 17.39% con 23.866 voti. Anche sommando tutti i voti di Progetto Verona (1.30% e 1.787 voti), dei Comunisti Italiani (2.00% e 2.743 voti) e di Verona in Gialloblù di Nestori (0.20% e 281 voti) si arriva ad un risultato molto lontano dal 2002: 28.677 voti contro i 33.901 delle passate elezioni di cinque anni fa. Mancano all'appello, nel migliore dei casi, almeno 5.224 voti. In termini percentuali ci si ferma ad un modesto 20.89%, ottenuto sommando tutti i risultati delle liste sopra indicate, con una flessione del 4.53%. Il dato non può essere sottovalutato. Maggiore il calo se paragonato alle ultime elezioni politiche ma il confronto non è proponibile perché i voti della lista Zanotto è pensabile siano in larghissima parte voti di area Ulivo nelle consultazioni di carattere nazionale. Se poi consideriamo la forte flessione di Rifondazione Comunista che passa dal 3.13% con 4.170 voti del 2002 all' 1.21% con 1.667 voi del 2007 e il modesto risultato della lista "Cambiare si può" con 505 voti pari allo 0.37%, si evidenzia che c'è uno spostamento di voti dal centro sinistra verso il centro destra e verosimilmente verso la lista Tosi. Tutto ciò rende vane le letture di un insuccesso elettorale causato dall'azione troppo moderata del Governo centrale e ci obbliga invece ad un'analisi severa su quanto sta succedendo a livello sociale tra le persone che tradizionalmente, almeno in passato, si sono sentite rappresentate dal centro sinistra. Potrà essere un'analisi molto dolorosa ma non può essere rinviata o rimossa. Non pensiamo, inoltre, sia corretto attribuire responsabilità in questa sconfitta alla proposta del Partito Democratico. Semmai è proprio vero il contrario. Lo scarso consenso ottenuto dall'Ulivo segnala una difficoltà delle forze politiche che lo hanno fino ad oggi reso possibile ed indica una domanda di nuova e buona politica alla quale dobbiamo saper dare una risposta credibile e concreta in tempi rapidi. Ne' condividiamo infine, l'analisi di chi pensa che, tutto sommato, l'unica lista che non abbia avuto problemi sia quella di Zanotto. Riteniamo questa analisi molto superficiale perché trascura il fatto che una lista del sindaco uscente che partiva dall'8.91% e 11.884 voti era impensabile, dopo cinque anni di governo della città, non ottenesse un buon risultato trainata dalla figura del sindaco uscente. Aver ottenuto 12.805 voti e una percentuale del 9.33% è senz'altro un buon risultato ma non tale da far pensare di poter essere esonerati da una riflessione critica complessiva e tanto meno da poter indurre a logiche pericolose di auto sufficienza. Sull'insieme di questi dati anche riferiti al centro destra sarà opportuno, dopo uno studio attento che metta sotto esame anche i livelli di partecipazione al voto e i flussi elettorali, arrivare ad una riflessione seminariale di approfondimento che ci metta nelle condizioni di capire meglio quanto è successo. Non va trascurata l'analisi dei risultati a livello circoscrizionale che testimoniamo una difficoltà della nostra coalizione diffusa su tutto il territorio e ci richiamano ad una ripresa dell'iniziativa più a contatto con la realtà dei quartieri e delle persone.
5. Come ripartire Fatta questa breve analisi dei risultati elettorali dobbiamo chiederci come sia possibile ripartire. In politica ci sta di perdere, a volte anche nettamente. Non è possibile però perdersi. Bisogna al più presto rimettersi nelle condizioni di dare una risposta in Consiglio comunale e soprattutto in città, a tutti i livelli, trasformando la sconfitta in un'occasione di ripresa della riflessione e dell'iniziativa politica facendo tesoro degli errori ma anche capitalizzando il consenso ottenuto, dal quale è necessario ripartire. Innanzi tutto non vanno criminalizzati i cittadini veronesi o alcuni settori sociali del nostro territorio così come è sbagliato pensare che il voto di Verona sia espressione di un rifiuto della politica. Se vogliamo recuperare consenso è necessario considerare nostri interlocutori anche quelle persone che hanno espresso un voto diverso dal nostro e porci il problema di come riconquistarne la fiducia e il voto. Forse, o senza forse, è in crisi un certo modo di fare politica percepito come troppo lontano dai problemi di tutti i giorni e incapace di visione. Chi intende assumersi responsabilità politiche ed amministrative deve conoscere il contesto entro il quale opera. Non può lamentarsi delle difficili condizioni ambientali.
6. L'opposizione in Consiglio Comunale Spetta ora a noi decidere quale tipo di opposizione intendiamo mettere in campo e tutto ciò dobbiamo farlo assieme senza fughe in avanti o chiusure immotivate. Da questo punto di vista pensiamo sia necessario avanzare una proposta fortemente innovativa, certo non priva di rischi, ma densa di significati, come ad esempio costituire nel più breve tempo possibile un gruppo unico dell'opposizione in Consiglio comunale, proposta ovviamente praticabile se c'è un largo consenso su di essa e che presuppone una forte volontà di mettersi in discussione da parte di tutti. Spetta a noi infatti condurre un'opposizione molto ferma ed intransigente nei contenuti e al tempo stesso propositiva verso la maggioranza e soprattutto verso la città. I numeri giocano nettamente a nostro sfavore e allora bisogna decidere se imbocchiamo la strada dell'opposizione dura anche ricorrendo al boicottaggio della maggioranza o se assumiamo, come pensiamo sia giusto, un profilo molto fermo ma anche molto rispettoso delle istituzioni, del responso delle urne e quindi della volontà della maggioranza dei cittadini veronesi, proponendoci di riconquistare la loro fiducia con una battaglia politica lunga e complicata sulla base di contenuti e comportamenti condivisi e non con espedienti spettacolari che calamitano il consenso di un giorno. Il gruppo unico dell'opposizione avrebbe come prima cosa il merito di reagire in modo forte alla sconfitta dimostrando di aver compreso il messaggio che esce dal voto e di voler dare una risposta mettendo insieme tutte le nostre migliori energie mettendoci nella condizione di svolgere in modo l'opposizione. Renderebbe più facile il lavoro comune e ci obbligherebbe ad un confronto preventivo e di merito su ogni singolo atto della maggioranza facilitando l'assunzione di punti di vista condivisi da tutti o da un ampio schieramento. Creerebbe una massa critica coesa più in grado di reggere il già difficile dibattito in Consiglio. Infine renderebbe più credibile la nostra proposta di coinvolgere altre forze nel lavoro, non solo in Consiglio, ma in tutta la città a sostegno di una ripresa dell'iniziativa del centro sinistra a Verona, recuperando saperi e conoscenze che non possiamo permetterci che vadano perdute. Potremmo puntare più facilmente, inoltre, anche ad un indispensabile coinvolgimento di giovani donne e giovani uomini che stanno da tempo sviluppando un lavoro comune, certo non semplice, ma di grande interesse. E se è vero che pensiamo che i giovani siano il nostro futuro appare indispensabile proporre loro un quadro diverso da quello delle divisioni, che loro stessi hanno già abbandonato. Da lì dovrà uscire la nostra classe dirigente del futuro. Analogo discorso, se pur con alcune necessarie distinzioni, andrebbe fatto per le donne che anche in campagna elettorale hanno tentato di tenere assieme le ragioni di una presenza femminile nell'amministrazione della città. C'è poi un argomento che vale per chi come noi punta alla costituzione del Partito Democratico come partito realmente nuovo che, pur essendo una prospettiva non condivisa da tutti, ci pare ugualmente rilevante. Come è possibile infatti evitare che tutto il percorso verso il Partito Democratico si esaurisca nel processo di fusione fredda tra DS e Margherita se i tanti che guardano a questo obiettivo con speranza oggi si ritraggono e consegnano a pochi il compito di provarci? Che senso hanno in prospettiva le liste civiche a livello generale se non riescono a condizionare positivamente la natura del nuovo partito? Quale ruolo assumeranno in presenza del nuovo partito e come eviteranno di trasformarsi, a loro volta, in una forma più o meno esplicita di partito? A questi interrogativi dovrebbe essere data una risposta frutto di un'analisi seria e rigorosa ma certo non troppo dilatata nel tempo se l'appuntamento del 14 ottobre per l'elezione della Costituente del nuovo partito viene, come pare, confermato La proposta unitaria si fa carico di rispettare le differenze e le articolazioni presenti nella composizione della delegazione consiliare e da questo punto di vista non impedisce l'espressione di un sano pluralismo in quadro di scelte e di valori condivisi. Quando si arriverà al partito democratico si deciderà assieme cosa fare senza ora predeterminare soluzioni a tavolino e senza sovrapporre meccanicamente lo scenario politico nazionale alla realtà amministrativa della nostra città. L'alternativa a questa proposta, rischia di essere la stanca ripetizione di scenari già conosciuti. Si fanno i gruppi consiliari distinti, ciascuno con il suo capogruppo, si formulano solenni impegni alla collaborazione e poi in Consiglio ciascuno per sé e Dio per tutti, con il pericolo concreto che le articolazioni, che sappiamo esistere al nostro interno, ci portino a parlare in tanti e con l'esigenza di differenziarsi più che di sostenersi, per essere percepiti dalla stampa e dall'opinione pubblica cittadina. Il ruolo del portavoce di tutti, ammesso che fossimo tutti d'accordo nell'individuarlo, sarebbe più debole. Sarebbe più complicato arrivare ad una discussione comune e rendere proficuo lo scambio di idee e di competenze. Infine, riferito al Partito Democratico, il lavoro di gruppi divisi certamente non facilita l'obiettivo. In assenza di una soluzione unitaria è evidente che bisogna lavorare per il massimo di unità e di coordinamento possibili, ma è inutile nascondersi che non è la stessa cosa. Nell'ipotesi di gruppi distinti, largamente preferita dalla larghissima maggioranza dei consiglieri di minoranza e delle forze politiche dell'opposizione, c'è comunque la necessità di individuare assieme un programma di lavoro comune e una linea di azione condivisa a partire dai primi adempimenti ai quali il Consiglio comunale sarà chiamato. Quanto ai capi gruppo è ovvio che in presenza di gruppi diversi ognuno individuerà la persona che ritiene più adatta a ricoprire questo importante ruolo, del tutto diverso rispetto all' ultima legislatura in quanto essere all'opposizione comporta ulteriori responsabilità in termini di capacità di proposta politica.
7. L'opposizione in città Oltre a concordare il profilo da tenere in Consiglio fin dalla prima seduta è necessario dotarsi di un piano di lavoro molto preciso ed articolato centrato sui temi che riteniamo essere determinanti per l'azione politica del centro sinistra a Verona e per l'interesse complessivo della nostra città. Il lavoro programmatico ed amministrativo svolto in cinque anni ci può essere molto utile ma dovremo evitare il rischio di guardare all'indietro così come quello di farci dettare dalla maggioranza contenuti e metodi della nostra iniziativa. Resta fondamentale il coinvolgimento di tutte le persone disponibili a partire dalle nostre elette e dai nostri eletti nei Consigli di circoscrizione. Un'attenzione particolare dovrà essere prestata al tema dell'informazione per tener collegate le persone disponibili a lavorare assieme e per rivolgerci in modo chiaro e comprensibile alla città. E' del tutto evidente che il programma che abbiamo elaborato per sostenere la riconferma dell'amministrazione di centro sinistra, con le opportune modifiche che assieme concorderemo, resta il nostro riferimento principale. In ogni caso avremo tempo, in vista della seduta dedicata a discutere le linee programmatiche che il sindaco intenderà proporre, per preparare una nostra piattaforma dettagliata e un preciso programma di lavoro della nostra coalizione. Conclusioni Riteniamo sia necessario aprire una discussione nella quale ciascuno dei partecipanti si senta in dovere di proporre proprie interpretazioni di quanto è avvenuto e al tempo stesso si senta tenuto ad avanzare proposte per ripartire. Non abbiamo la pretesa di aver sviluppato tutti i temi che meriterebbero di essere approfonditi; manca un'analisi dei comportamenti del mondo imprenditoriale, della chiesa cattolica, del mondo della finanza locale e certamente la nostra discussione, che ci auguriamo possa aprirsi al più presto, arricchirà il quadro. Speriamo che queste prime riflessioni possano servire a riprendere le fila di un'iniziativa politica della quale si sente un forte bisogno da parte delle persone che hanno creduto nel progetto del centro sinistra e si attendono una discussione vera per arrivare ad un'analisi e una proposta condivise dalla più ampia maggioranza possibile. Riteniamo che a questa discussione debba collegarsi al più presto quella sui contenuti e le modalità organizzative del futuro Partito Democratico, a partire dalle proposte di metodo, importantissime, per arrivare all'elezione dell'Assemblea Costituente del 14 ottobre. Ma su questo tema, che non riguarda tutta la nostra coalizione, dovremo trovare luoghi di confronto e di decisione adeguati con la più vasta partecipazione dei cittadini.
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