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| ACCORDO QUADRO PER LA PROMOZIONE DELLA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA E DELLA COESIONE SOCIALE IN PROVINCIA DI VERONA |
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| Mercoledì 01 Marzo 2000 22:04 |
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Verona, 1 marzo 2000
A partire dall'estate scorsa è iniziata una serie di incontri tra le Associazioni Imprenditoriali e le Organizzazioni Sindacali CGIL CISL UIL di Verona, con il fine di predisporre una proposta condivisa dalle parti, da sottoporre alle istituzioni locali per arrivare ad intese che favorissero la crescita della qualità dello sviluppo, dell'occupazione, della vita sociale in provincia di Verona. Attraverso un percorso articolato che ha visto l'alternarsi di riunioni a livello plenario e di gruppo di lavoro si è pervenuti alla stesura dell'"Accordo quadro per la promozione della programmazione negoziata e della coesione sociale in provincia di Verona" sul quale è stata raggiunta l'intesa, siglata con uno specifico Protocollo. Il documento intende fissare una serie di valutazioni e di obiettivi condivisi dalle parti firmatarie che vengono proposti alle istituzioni locali per dar vita assieme, ad un tavolo di concertazione che, attraverso la programmazione negoziata e la coesione sociale, promuova lo sviluppo e il benessere della provincia di Verona. L'Accordo quadro è articolato in due parti. Nella prima ci si propone di fissare alcuni punti e che si ritengono fondamentali e propedeutici per poter procedere unitariamente nel percorso intrapreso e conseguire i risultati attesi. Nella seconda, non meno importante, si inizia a prospettare il sistema degli obiettivi, organizzato per grandi aree che dovranno, successivamente, nel confronto con le istituzioni, articolarsi in modo più specifico, indicando precise priorità, senza però perdere quel carattere di indirizzo strategico generale capace di raccogliere un consenso trasversale, necessario per raggiungere gli obiettivi.
PARTE PRIMALE RAGIONI DI FONDO PER PROMUOVERE LA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA E LA COESIONE SOCIALE A LIVELLO LOCALE UN PO' DI STORIAL'attenzione ai temi dello sviluppo locale nasce nei primi anni cinquanta alimentata da una serie di filoni culturali che, nel corso del tempo, hanno dato vita ad esperienze diverse e tutte interessanti. A metà degli anni '60 subisce una eclissi e riappare negli anni '80 per merito di iniziative pionieristiche avanzate dal CNEL e da amministratori pubblici lungimiranti. Negli anni '90 nasce la novità dei patti territoriali come "strumento fondamentale di concertazione degli impegni dei protagonisti locali, come schema di riferimento del partenariato sociale, come nuovo e solido modo di fare sviluppo locale" (cfr. G. De Rita, Aldo Bonomi, Manifesto per lo sviluppo locale. Dall'azione di comunità ai Patti Territoriali, Bollati Boringheri, Torino 1998, p.10). Il salto vero di qualità si realizza dopo il Trattato di Maastricht (1992), in particolare con il "Libro bianco su crescita, competitività e occupazione" del 1993, a cura del Presidente della Commissione delle Comunità Europee, Jacques Delors. Per realizzare l'obiettivo di una crescita economica sostenuta, basata sull'occupazione, il "Libro bianco" indica come condizioni fondamentali il consenso sociale, le iniziative dal basso, l'innovazione, la creazione di nuovi lavori. Ciò in particolare al capitolo 8 intitolato "Tradurre la crescita in posti di lavoro". Il "Libro bianco" conserva intatta la sua importanza strategica e offre lo spunto per far crescere nei diversi paesi una cultura della coesione sociale, della programmazione negoziata o, come si è soliti chiamarla in Italia, una cultura della concertazione. L'Accordo per il lavoro del 24 settembre 1996 costituisce il primo atto di ripresa delle politiche di coesione sociale da parte di un governo europeo, portando a definizione le scelte già contenute nell'Accordo del 23 luglio 1993 nel capitolo relativo al riequilibrio territoriale, infrastrutturale e domanda pubblica. Siamo in presenza quindi di una legislazione recentissima che parte sostanzialmente dalla legge 104/95 che definisce le aree nelle quali operano gli interventi dei Fondi strutturali europei, in particolare l'obiettivo 1 (Programmazione dello sviluppo delle regioni in ritardo di sviluppo), l'obiettivo 2 (Riconversione di regioni, regioni frontaliere, di parti di regioni - per bacini di occupazione e comunità urbane - gravemente colpite dal declino industriale), l'obiettivo 5b (Programmazione dello sviluppo rurale). Agli strumenti della programmazione negoziata la legge 341/95 aggiunge anche i Patti territoriali. Una ulteriore fase di regolamentazione normativa viene avviata con la legge 662/96 che innova l'impianto precedente e porta a definizione più precisa gli strumenti della programmazione negoziata. Attraverso una serie di provvedimenti successivi che arrivano fino ad oggi, in particolare delibere CIPE, sono stati definiti i diversi strumenti della programmazione negoziata (Intesa istituzionale di programma, Accordo di programma, Accordo di programma quadro, Patto territoriale, Contratto di programma, Contratto d'area e, dopo il Patto Sociale, anche il Contratto di programma per distretto economico e produttivo). Negli ultimi cinque anni inizia a diffondersi una cultura della programmazione negoziata che permette anche a Verona di arrivare alla stipula, nel 1998, di due Patti territoriali, uno per la Bassa Veronese e il Colognese, già ufficialmente approvato dal Ministero, e uno per la Montagna Veronese che ha già concluso la istruttoria bancaria ed è pronto ad essere ufficialmente presentato. Questi Patti rappresentano il primo concreto risultato, straordinariamente importante, che apre una nuova fase di collaborazione tra istituzioni e parti sociali. La logica della concertazione estesa anche a livello locale riceve ulteriore impulso dalla firma del "Patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione" del 22.12.98 che prevede l'obiettivo di "garantire un maggior raccordo tra il livello centrale della politica dei redditi e il livello decentrato" (punto 1.5) e ribadisce, poco oltre, che "il rafforzamento e lo sviluppo anche a livello locale della concertazione sono necessari sia per la crescita dell'occupazione sia per garantire il rispetto dell'autonomia e l'esercizio della responsabilità che si esercitano nel territorio in forma autonoma e con poteri crescenti" (punto 2.1). In altre parti del Patto (punti 2.8 e 2.9) si dice ancora espressamente che "la concertazione dovrà essere estesa e coinvolgere più direttamente Regioni, Province e Comuni" e si individuano le materie da trasferire ai livelli decentrati (mercato del lavoro, settori produttivi, politiche sociali, territorio, ambiente) ribadendo l'esigenza di impegnare direttamente i diversi livelli di governo e di amministrazione interessati. Sulla base di queste premesse il Governo si impegna a promuovere un apposito Protocollo per concordare con le istanze rappresentative di Regioni, Province, Comuni e con le forze sociali "le forme e i modi della partecipazione delle istituzioni regionali e locali alla concertazione nazionale e all'attuazione, a livello locale, degli obiettivi del patto e degli impegni successivamente assunti in sede di concertazione nazionale nonché i principi e le materie della concertazione territoriale sugli ambiti di competenza di governi locali". Siamo quindi in presenza di volontà politiche precise, condivise da tutti i soggetti firmatari del Patto Sociale del 22.12.1998. TANTI TIPI DI PATTO. A VERONA BISOGNA FAR COALIZIONE PER COMPETERELa programmazione negoziata, come abbiamo visto, consente di attivare una pluralità di strumenti e non c'è dubbio che sia stata prevalentemente, se non esclusivamente, usata per promuovere lo sviluppo di aree svantaggiate. Ciò non toglie che i fondamenti culturali e strategici che la sorreggono possano utilmente ispirare anche Patti finalizzati ad obiettivi diversi, ad esempio a forte contenuto sociale o indirizzati esplicitamente a fare coalizione dà dove si produce per competere (cfr. G. De Rita, A. Bonomi, op. cit. pp. 84-87). E' questo il nostro caso. "Fare coalizione là dove si produce per competere significa in primo luogo inserire nell'agenda del tavolo coalizionale temi strategici come la logistica, le reti di comunicazione, i servizi finanziari per produrre localmente e per andare nel mondo, la formazione qualificata e di eccellenza delle risorse umane, la qualità della vita e dei servizi, l'efficienza dell'agire amministrativo" (cfr. De Rita, Bonomi, op. cit. p. 86). A livello provinciale, pur sussistendo ancora, per la legislazione vigente, le condizioni per stipulare patti in relazione agli obiettivi 2 e 5b e della Unione Europea (che ha peraltro ridefinito tutto il quadro della legislazione comunitaria in proposito), è necessario pensare e progettare un patto finalizzato alla qualità dello sviluppo, dell'occupazione, con l'obiettivo di far crescere la capacità competitiva della provincia di Verona in un quadro di espansione dell'occupazione e di miglioramento ulteriore della qualità della vita. Ragionando in tale ottica, è pertanto di fondamentale importanza dare priorità alle iniziative che siano in grado di creare sviluppo e benessere per le imprese, per i lavoratori ed i cittadini; in questa prospettiva diventa più facile concertare le decisioni e le conseguenti iniziative. E' molto importante quindi avere chiaro l'obiettivo al quale intendiamo lavorare, consapevoli come siamo di operare in una provincia tra le più ricche d'Italia e d'Europa, con potenzialità economiche che debbono essere messe a profitto ricostruendo, in modo nuovo, il mix di fattori di successo che nel passato, dal dopoguerra ad oggi, ci hanno permesso di conseguire risultati straordinari. Questo giudizio d'insieme non può farci trascurare le situazioni di difficoltà economica e sociale che anche a Verona esistono, come ovunque, inserite però, nel nostro caso, in un contesto di forti potenzialità. PERCHE' SERVE IL PATTO TERRITORIALE A VERONAE' necessario approfondire le ragioni e le motivazioni che sostengono la proposta. Diversamente, se non c'è consapevole e condivisa convinzione, l'inerzia del quotidiano finisce per avere il sopravvento. In fondo, molti pensano che sia possibile proseguire come è stato fatto fino ad oggi. "Se ha funzionato prima perché non dovrebbe continuare?" è la domanda che molti si pongono. Questo è un punto delicatissimo che obbliga gli interlocutori a fermarsi ad analizzare e a discutere per fondare su basi certe ogni tipo di progetto che non può essere retto esclusivamente da semplici intenzioni, da forme generose di volontarismo, da, pur importantissime, buone relazioni. Bisogna trovare saldi fondamenti per reggere nel tempo un tipo di progettazione che può positivamente contribuire a migliorare l'agire politico, amministrativo, sociale di una provincia così importante come Verona. E' utile perciò proporre alcune riflessioni da sviluppare, che indicano le ragioni (almeno alcune) per le quali si ritiene strategicamente indispensabile procedere su questa strada. a) E' cambiato il rapporto tra politica e società In conseguenza degli straordinari cambiamenti realizzatisi negli ultimi dieci anni in particolare, sia a livello internazionale che nazionale, il rapporto tra politica e società si è profondamente modificato e non ha ancora raggiunto un nuovo punto di equilibrio, essendo la situazione ancora in via di veloce trasformazione. Solo alcuni cenni riferiti all'Italia per alimentare la riflessione. Si è accentuata la logica del bipolarismo, con tutte le particolarità e le complessità specifiche del caso italiano, si diffonde una forte opzione per il presidenzialismo e per forme di verticalizzazione del potere, si modificano molti comportamenti in ragione dei vincoli internazionali assunti con la scelta di entrare nell'Europa monetaria, si rafforza l'esigenza di un maggior ruolo dello Stato e della politica come garanti della difesa dell'ordine pubblico e della sicurezza collettiva, si tende ad affidare molte decisioni al ruolo delle autorità internazionali, si privilegia, anche nella progettata riforma della Costituzione, la parte sugli ordinamenti lasciando in secondo piano i cambiamenti della società e dei soggetti. Si tratta di temi complessi e controversi sui quali la discussione è in corso e registra opinioni anche molto diverse. Le stesse vicende politiche sono la testimonianza più evidente di una situazione ancora in evoluzione. Ciò che è invece difficilmente confutabile è l'evidente processo di divaricazione in atto tra la politica e la società, processo che fatica ad essere affrontato e colmato. "Bisogna riaffermare l'importanza di un equilibrato confronto dialettico, e anche antagonistico, fra dimensione politica e dimensione sociale", afferma De Rita, se vogliamo fare il bene della politica e della società. In altre parole va riaperto un dialogo nuovo tra dimensione politica e dimensione sociale non più regolabile con i meccanismi del passato, anche perché si sono radicalmente trasformati sia i soggetti che le forme della politica e della società del passato. Indugiare nel cercarne la riproduzione è un pericolo da evitare. Si tratta invece di cogliere le novità in positivo, proprio a partire dai risultati importanti che il nostro Paese ha raggiunto. Oggi l'Italia è profondamente diversa dal passato anche recente e presenta caratteri di modernizzazione che si mescolano ad antichi ritardi nello sviluppo economico, sociale e culturale. Sarebbe però un gravissimo errore non cogliere le straordinarie novità riferite al lavoro, alle pubbliche amministrazioni, alla crescita dei livelli scolastici e culturali, alle modificazioni demografiche. In una società che ha oggi più mezzi che fini, una forte ripresa della politica e del dialogo sociale è indispensabile e va perseguita con grande costanza e determinazione, proprio in ragione delle difficoltà che ancora oggi si presentano su questa strada. E' proprio per riaprire un dialogo tra politica e società che serve alimentare la cultura della programmazione negoziata e della coesione sociale. b) La globalizzazione cambia i termini della competizione e rilancia il territorio come fattore di successo. I cambiamenti economici in atto, per il livello quantitativo e qualitativo raggiunto, cambiano i termini della competizione tra imprese e tra singoli Stati rendendo obbligatorio ragionare in termini molto più ampi rispetto al passato. Il mercato globale e la scelta di entrare nell'Europa dell'EURO obbligano il nostro Paese a ragionare sempre più in termini di qualità e di innovazione puntando alla valorizzazione delle proprie specializzazioni e ridimensionando settori che nella divisione internazionale del lavoro tendono a localizzarsi in altre aree del pianeta nelle quali possono godere di sensibilissimi risparmi in termini di costo del lavoro. Le problematiche che si propongono sono di straordinaria importanza e complessità come evidenziato dalle gravi difficoltà incontrate dal vertice di Seattle del W.T.O. (World Trade Oganization) nel corso del quale si sono confrontate e scontrate le ragioni dei paesi più sviluppati con quelle dei paesi più poveri che rappresentano ancora oggi la grande maggioranza del pianeta. Nelle aree più sviluppate del pianeta la competizione si alza progressivamente di livello. Ed è proprio lì che si realizza questa necessaria interazione tra locale e globale senza la quale si perde di vista il cambiamento e ci si consegna mani e piedi o al localismo asfittico privo di respiro strategico o al globalismo astratto. Oggi non si compete più soltanto tra imprese, ma soprattutto tra sistemi territoriali: "il territorio è diventato quell'ambiente strategico funzionale ad alimentare sia il processo produttivo sia la gara competitiva" (cfr. De Rita, Bonomi, op. cit. p.56). In sostanza bisogna capire che il riapparire dell'importanza strategica del locale dipende dalla nuova centralità assunta dal territorio nelle dinamiche produttive. Occorre prendere atto di una grande trasformazione in corso: "la competizione oggi non è più giocata solo tra imprese o grandi città gerarchizzate per dimensione, densità e concentrazioni di funzioni produttive, ma fra sistemi a rete organizzati in forma variabile e flessibile" (cfr. De Rita, Bonomi, op. cit. p.57). Tutto ciò fa sì che diventi strategica la capacità di un territorio di posizionarsi vantaggiosamente nei processi in atto a livello nazionale e internazionale. c) La riforma dello Stato in senso federale enfatizza il ruolo dei territori L'Italia è sempre vissuta su un forte reticolo di poteri locali particolarmente centrati sui comuni. Ogni progetto riformatore deve tener conto di ciò valorizzando il policentrismo dei poteri, attuandolo con un preciso senso logico per evitare che sfoci in polverizzazione delle competenze. Il paradosso del federalismo consiste oggi nell'idea, da molti condivisa, che si tratti di un processo di separazione. Storicamente, invece, il federalismo ha avuto ed ha un significato di rafforzamento vero dell'unità, nel rispetto delle particolarità, e richiama e presuppone quindi forti elementi di responsabilità della politica. Questo processo di necessaria riforma dello Stato deve essere guidato dalla politica e accompagnato da forti processi di coesione sociale a livello decentrato, da realizzarsi attraverso il ruolo delle istituzioni e delle forze sociali che svolgono un ruolo intermedio tra politica e società. I processi di decentramento devono avere radicamento reale e ciò è possibile se i diversi soggetti sanno lavorare assieme, pur nella distinzione delle funzioni, consapevoli del fatto che le società moderne essendo società complesse, impongono coalizione e concertazione. E' quindi possibile lavorare ad un processo di decentramento e di riforma dello Stato che eviti nuove forme di centralizzazione burocratica a livelli inferiori. Per fare ciò è necessario un nuovo e solido rapporto tra dimensione politica e dimensione sociale con un forte ruolo dei soggetti economici, imprenditoriali e sindacali. Spetterebbe in primo luogo alla dimensione politica ricercare e favorire questo rapporto con una adeguata cultura del progetto e della partecipazione. Senza un grande progetto di ampio respiro le comunità, anche, e forse soprattutto, le più ricche, rischiano di essere colpite da forme di mediocrità populistica che finiscono per ritorcersi proprio contro le ambizioni della politica. Non cogliere le novità del presente e appiattirsi nella mediocrità del quotidiano sono i due principali pericoli che corre una comunità, con una politica intenta alle proprie ambizioni e una società propensa ad accentuare i propri frammentati particolarismi. Questi rischi vanno evitati. d) Verona e il Veneto per vincere le sfide del futuro devono produrre innovazione e qualità Sono a tutti noti gli straordinari risultati raggiunti dal Veneto e da Verona. Senza dilungarsi in analisi basta citare, tra i tanti possibili riferimenti, un lavoro molto significativo ad opera di Bruno Anastasia e Giancarlo Corò; si tratta del volume "Evoluzione di un'economia regionale. Il Nordest dopo il successo", Ediciclo editore, 1996. E' a tutti evidente però il fatto che è oggi necessario ricostruire un nuovo mix di fattori di successo per affrontare e vincere le sfide del futuro. Si tratta di investire in formazione, realizzare nuove infrastrutture materiali e immateriali, riprodurre nuove forme di coesione sociale capaci di attutire e assorbire i contraccolpi della necessaria politica di assunzione del rischio. Per fare tutto ciò serve un nuovo rilancio della capacità politica e progettuale. Verona e il Veneto non hanno bisogno di meno politica, ma di una politica e di una società realmente in grado di fronteggiare le sfide del futuro, capaci di trasformare i diffusi fenomeni di disagio e di inquietudine in nuove opportunità da cogliere, offrendo risposte in avanti ad un società che fatica a fare i conti e a convivere serenamente con i livelli di benessere raggiunti, da gran parte della popolazione. Nella realtà veronese e veneta è quindi necessario alzare il livello del dialogo tra la dimensione politica e la dimensione sociale vincendo ogni tentazione di autoreferenzialità che pregiudica la possibilità di realizzare progetti destinati ad avere successo. Nessuna pretesa di autosufficienza dalla politica, ma anzi forte volontà di collaborazione/ interazione nel doveroso rispetto dei ruoli e delle competenze. Si rende necessario in particolare a Verona, promuovere una cultura della collaborazione ben distinta dalle vecchie e non più proponibili forme del consociativismo e del collateralismo. Si tratta di creare nuove forme, nuovi canali e nuovi luoghi di dialogo essendosi esauriti, in parte, quelli di ieri ed essendo in via di rapida trasformazione anche il ruolo di grandi realtà economiche quali il credito, delle vecchie "aziende speciali" (AMT, APT, AGSM, AMIA, interessate da un necessario ed urgente processo di trasformazione in società di capitali con conseguente apertura anche all'investimento privato), delle grandi istituzioni del territorio veronese che ne costituiscono ancora oggi la nervatura di successo. (CCIAA, Quadrante Europa, Aeroporto, Fiera, Fondazione "Arena di Verona", Università, sistema autostradale e ferroviario, sistema sanitario). Governare ed indirizzare questa straordinaria fase di trasformazione richiede forte capacità di elaborazione politica e progettuale da parte di tutti i soggetti ed un elevatissimo grado di assunzione di responsabilità per promuovere in modo concordato e condiviso azioni proiettate nel futuro e non piegate sulla quotidianità, alla quale pure è necessario saper dare risposta in modo concreto e tempestivo. e) Valorizzare il ruolo dei soggetti sociali realizzando un salto di qualità nelle relazioni Il risultato più profondo che può generarsi dal confronto tra le forze sociali, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali è in primo luogo l'affermarsi e il diffondersi di una cultura fondata sul valore della relazione che non significa, né può significare l'offuscamento e l'occultamento dei diversi livelli di interesse rappresentati o la fine del conflitto tra essi, caratteristica di ogni società modera. Significa piuttosto la consapevolezza di innalzare progressivamente il livello del confronto nella convinzione che mantenerlo al puro e semplice livello, peraltro importantissimo, delle relazioni contrattuali depotenzia, se non inibisce, il dispiegarsi di possibilità ben maggiori insite nel dialogo sociale. Nonostante la fase difficile in atto a livello nazionale nei rapporti tra associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali, a Verona, se pur con qualche sbavatura, si sono mantenuti non solo gli attuali livelli contrattuali, ma sono state messe in atto iniziative che hanno permesso, su più terreni, di ottenere risultati importanti. Basti ricordare le iniziative sulla formazione, sulla salute e la sicurezza, sulla contrattazione di secondo livello, sulla bilateralità, sui nuovi servizi per l'impiego. Un salto di qualità nelle relazioni tra parti sociali non solo comporterebbe un miglioramento delle relazioni negoziali a livello aziendale e settoriale, ma darebbe una prospettiva più ampia e definita anche ai pregevoli risultati ottenuti su singoli punti. Costituirebbe un importante contributo all'innalzamento del livello complessivo delle relazioni politiche e sociali di tutto il territorio provinciale, e non solo, visto il ruolo che Verona gioca in Veneto e fuori del Veneto. Questi cinque grandi gruppi di argomenti sostengono le ragioni di una proposta finalizzata a promuovere la programmazione negoziata e la coesione sociale. Ovviamente si aggiungono a quanto detto in precedenza rispetto alle scelte compiute dall'Europa e dal nostro Paese, scelte che sono destinate ad approfondirsi ulteriormente. I SOGGETTI DEL PATTO TERRITORIALE E LE SUE CARATTERISTICHE COSTITUTIVE Principale scopo dell'Accordo Quadro è la definizione di patti a livello territoriale finalizzati alla crescita della qualità dello sviluppo, dell'occupazione e della vita sociale. Le forme della programmazione negoziata consentono ampie possibilità. Si tratta oggi di avere chiari alcuni punti di partenza. In primo luogo va tenuto ben presente che un patto territoriale che sia finalizzato alla qualità dello sviluppo, dell'occupazione e della vita sociale, non può che vedere in primo piano le forze sociali (associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali) per il ruolo che esse svolgono nella creazione di lavoro e nella regolazione del suo esercizio. E' del tutto evidente che, come da tempo in atto a livello nazionale e, ultimamente anche se con poco successo operativo, a livello regionale, il terzo soggetto, fondamentale, è costituito dalle istituzioni pubbliche. In primo luogo la Provincia che ha tra le sue competenze la programmazione territoriale dello sviluppo. Altrettanto importante , almeno per le caratteristiche della provincia di Verona, è il ruolo del Comune capoluogo che da solo raccoglie circa un terzo della popolazione e nella sua area vasta coinvolge circa 450.000 abitanti con relazioni funzionali strettissime con una serie di comuni della cintura. Si pongono poi alcuni problemi relativi al coinvolgimento di alcuni comuni di fondamentale importanza per il territorio veronese. E' evidente che c'è il rischio della possibile polverizzazione della rappresentanza istituzionale. L'ideale sarebbe che unitamente alla Provincia e al Comune di Verona, potessero condividere l'impianto programmatico anche alcuni comuni particolarmente significativi per collocazione strategica. Spetterà, in ogni caso, alle istituzioni decidere come coinvolgere e a quale livello la rappresentanza dei comuni della provincia. Si pone inoltre la questione del coinvolgimento di altri soggetti diversi dalle istituzione elettive. Anche qui bisogna distinguere. A nostro giudizio, la Camera di Commercio, tra essi, è quella che svolge un ruolo generale sulle problematiche dello sviluppo. Va quindi coinvolta per cogliere tutte le opportunità e le potenzialità positive che derivano dal suo ruolo istituzionale, evitando però di riprodurre a diversi livelli tavoli che, con altri scopi, sono già previsti all'interno delle istituzioni camerali. E' del tutto evidente che a livello territoriale esistono poi soggetti ed istituzioni senza i quali la cultura della programmazione negoziata e della coesione sociale non può affermarsi (Comunità Montane, Enti economici, Università, Aziende sanitarie, Società di trasporto, Consorzio per lo Sviluppo del Basso Veronese, ecc.). Non si tratta di escludere nessuno, anzi! Bisogna però avere chiaro, come è stato fatto sia a livello nazionale che regionale, che è necessario delimitare e circoscrivere con precisione i soggetti interessati alla generalità dell'intervento programmatorio nel quale, per una serie di tematiche specifiche più o meno vaste, è indispensabile siano coinvolte anche altre forze, senza però confusione di ruoli. Questo è un punto delicato. Qui si opera la saldatura tra azione politica e azione sociale attraverso un patto tra i soggetti istituzionali e le forze sociali che operano sui temi dello sviluppo e del lavoro rappresentando nel modo orizzontalmente più vasto, e complessivamente più esteso, la società veronese. Un problema a sé è il rapporto con i grandi istituti di credito che possono e debbono essere interlocutori privilegiati nelle fasi di realizzazione dei progetti. E' del tutto evidente che, per le caratteristiche e l'importanza del settore del credito a Verona e per le aperture e i collegamenti che sono in via di attuazione, sarà indispensabile trovare le modalità più opportune per affrontare la discussione anche con le banche senza però coinvolgerle direttamente, almeno in prima battuta, nella definizione dei Patti, vista la loro natura di soggetto imprenditoriale e non associativo. E' altrettanto evidente che sul versante delle risorse locali è improponibile pensare di ottenere finanziamenti dagli istituti bancari senza un loro convincimento sulla bontà dei propositi messi in campo, in termini di interesse per la comunità e di sostenibilità economica. Oltre alla definizione precisa dei soggetti e degli interlocutori è poi necessario chiarire bene, nel confronto con le istituzioni, oltre alla finalità generale (della quale abbiamo già parlato) anche le caratteristiche del Patto che vogliamo costruire. Si possono individuare alcuni parametri sui quali riflettere e decidere. 1. Dimensione territoriale La scelta deve essere precisa e consapevole. Per Verona crediamo giusto fare una opzione per un livello provinciale, che comprenda cioè tutto il territorio per il quale i soggetti contrattuali hanno diretta competenza. Ciò anche in ragione del fatto che bisogna individuare un livello più vasto dei due Patti territoriali già in essere con le caratteristiche in precedenza descritte. 2. Individuazione delle idee forza E' ovvio che un patto non può contenere obiettivi né troppo generali né troppo specifici e si deve reggere su alcune idee forza che ne costituiscano la spina dorsale, individuando di conseguenza progetti generali che siano in grado di rappresentare al tempo stesso un tangibile sviluppo anche degli interessi rappresentati dai soggetti contraenti, interessi di ampio respiro che, anche se non immediatamente conseguibili, possano però essere percepiti come tali dai diversi soggetti. Su questa opzione si fonda un consenso sociale frutto del positivo incrocio tra scelte di strategia generale e tutela degli interessi rappresentati, ovviamente non in modo corporativo o a discapito di altri contraenti. Le idee guida per Verona sono già state più volte enunciate in precedenza. Puntare a fare coalizione per competere significa agire sulla qualità dei processi, dei prodotti, delle risorse umane, sull'innovazione da produrre attraverso il più ampio utilizzo delle nuove tecnologie a tutti i livelli, sulla relazione che diventa più che un metodo, sostanza stessa del patto, scelta per far crescere il consenso e la coesione sociale senza i quali nessuna programmazione negoziata può avere successo. 3. Il rapporto con la Pubblica Amministrazione Aldilà dell'individuazione delle istituzioni locali come soggetti co-promotori del Patto si pone il problema di operare per modernizzare il sistema amministrativo per renderlo funzionale alla realizzazione dei progetti. Bisogna quindi dedicare un'attenzione specifica alla realizzazione di tutti i provvedimenti possibili e necessari per accelerare le procedure amministrative e ridurre i tempi tecnici della burocrazia. 4. Valorizzazione dei saperi locali Nessun Patto si regge se non investe in conoscenza, in sapere, in cultura. E' allora del tutto evidente che bisogna valorizzare al massimo le risorse disponibili nel territorio ai diversi livelli, costituendo attraverso processi di relazione informatizzati tutti i collegamenti necessari con il maggior numero possibile di punti di eccellenza che possono esserci di aiuto, sia a livello nazionale che internazionale. Non è necessario sapere e avere tutto, quanto piuttosto conoscere dove e come è possibile procurarci ciò che ci serve. 5. Recupero delle risorse necessarie Per sostenere ogni tipo di progetto servono risorse adeguate. Oltre alle risorse dei soggetti istituzionali è necessario fare coalizione per ottenere contributi dai livelli regionale e nazionale e soprattutto, data la situazione e le prospettive, dal livello europeo utilizzando al massimo tutti i programmi comunitari disponibili. Un'attenzione specifica va prestata al rapporto con le banche che, come detto in precedenza, devono essere chiamate ad accompagnare i progetti. La definizione precisa dei soggetti, l'individuazione dell'obiettivo generale e delle caratteristiche fondative del Patto costituiscono passaggi imprescindibili per un positivo risultato. Ulteriore aiuto può venire da una riflessione critica, sulla base delle esperienze già realizzate degli aspetti positivi e di quelli negativi fino ad oggi riscontrati. IL METODO E', IN QUESTO CASO, GIA' UN CONTENUTOGià più volte in precedenza si è evidenziata l'importanza fondamentale della relazione. Non serve tornarci nuovamente se non per provare ad individuare, venendo in po' più al pratico, percorsi possibili di costruzione del Patto. In primo luogo bisogna lavorare tutti per rinforzare la motivazione, sviluppando una discussione approfondita tra le forze sociali e all'interno delle singole organizzazioni e associazioni. Va considerata altresì la possibilità di dar vita a momenti seminariali ristretti per approfondire alcune materie con l'aiuto di esperti e di persone che abbiamo già realizzato esperienze significative in realtà in qualche modo assimilabili alla nostra, almeno in parte. Il lavoro che svolge il CNEL è, a questo proposito, una risorsa da utilizzare. Un primo punto di stabilizzazione delle relazioni tra parti sociali è la sottoscrizione di questo "Accordo quadro per la promozione della programmazione negoziata e della coesione sociale in provincia di Verona". L'accordo quadro indica gli obiettivi, i contenuti, i metodi del lavoro comune che le parti intendono realizzare per arrivare a stipulare Patti generali o intese specifiche che vedano il diretto protagonismo delle istituzioni, nell'interesse generale del nostro territorio e delle forze che noi rappresentiamo. La realizzazione dell'accordo quadro potrà essere accompagnata da iniziative culturali di approfondimento, generali o specifiche, per far crescere la cultura della programmazione negoziata a livello locale. Potranno inoltre essere previsti incontri periodici, a tema, che sostengano ed alimentino l'azione delle parti sociali, consolidando la cultura della relazione e rafforzando le convergenze di merito. Le valutazioni e le proposte contenute nell'Accordo quadro vanno sottoposte immediatamente e, in primo luogo, al confronto con le istituzioni con le modalità in precedenza enunciate, avendo cura di farle successivamente conoscere anche all'opinione pubblica con iniziative adeguate. Va in ogni caso rafforzato il tavolo di confronto tra le forze sociali. E' evidente che in primo luogo si tratterà di accertare la disponibilità politica e la condivisione dei principi che reggono questa strategia. Contestualmente andrà avviato il confronto sui contenuti che, pur essendo fondamentale e imprescindibile, non può da solo reggere un Patto. Spetterà al confronto tra istituzioni e forze sociali definire con precisione il quadro degli obiettivi condivisi e le necessarie priorità. E' infine necessario prevedere livelli intermedi possibili mettendo in conto che l'iniziativa può anche non riuscire a conseguire del tutto o in parte gli obiettivi attesi, viste le difficoltà della situazione veronese e la scarsa consuetudine a collaborare. PARTE SECONDA
IL SISTEMA DEGLI OBIETTIVIUN PRIMO QUADRO D'INSIEMESi è ritenuto di affrontare solo ora, dopo una lunga parte di impostazione teorica e metodologica, la definizione degli obiettivi per l'evidente ragione che è vastissima la gamma degli obiettivi possibili dai quali ricavare quelli considerati veramente strategici, così come altrettanto chiaro è il fatto che il sistema degli obiettivi non regge un secondo senza un forte impianto motivazionale. E' questo oggi l'aspetto che va rinforzato essendo relativamente più semplice individuare gli obiettivi sui quali impegnarci, anche se non altrettanto semplice sarà maturare punti di vista comuni nel merito dei singoli punti, almeno per alcuni, quelli in particolare sui quali il confronto è solo agli inizi. L'unico modo per saperlo è però provarci ed è quindi necessario iniziare a mettere a confronto i diversi punti di vista ben sapendo però che l'approfondimento vero e conclusivo avverrà con il concorso dei soggetti istituzionali chiamati, per ruolo, a definire i progetti e a realizzarli. Compito delle forze sociali è contribuire alla individuazione dei problemi, alla maturazione delle scelte e alla loro realizzazione. Da tempo le forze sociali si confrontano costruttivamente non solo sulle problematiche derivanti dalle norme di legge e dai contratti, ma anche su temi particolari; oggi intendono operare un salto di qualità attraverso una proposta generale con l'indicazione di alcuni obiettivi prioritari. Ciò è stato possibile grazie ad un primo lavoro di approfondimento nel merito delle singole questioni. Ogni organizzazione e associazione ha fatto uno sforzo per selezionare, tra i tanti materiali prodotti, quelle tematiche che si riteneva potessero essere inserite nella definizione di questo ambizioso progetto. Dalla raccolta delle osservazioni e dei contributi emersi nel corso degli incontri sono scaturite molte importanti proposte di merito che possono a nostro giudizio essere raccolte attorno a tre grandi linee guida: la qualità dello sviluppo, dell'occupazione, della vita sociale. E' estremamente difficile sintetizzare in un documento come questo tutte le indicazioni emerse. E' però necessario indicare uno schema di ragionamento articolato per titoli sotto i quali porre i vari temi, nella consapevolezza che per arrivare ad una definizione più precisa oltre ad un lavoro di merito tra le parti sociali, serve il concorso imprescindibile delle istituzioni locali. Altro elemento da tener presente è il quadro dei soggetti interessati. Alcune materie, pienamente disponibili per le parti sociali, possono essere direttamente oggetto di accordi contrattuali, altre la cui disponibilità è in capo alle istituzioni locali richiedono intese concertate che si traducano poi in atti amministrativi di competenza delle assemblee elettive. Ci sono poi argomenti che richiedono il diretto intervento della Regione, altri del Parlamento quando non dei livelli europei. E' chiaro che in questi casi il ruolo delle parti e delle istituzioni veronesi sarà indirizzato a favorire il buon esito delle iniziative attraverso azioni di promozione e di sostegno delle proposte. Il tentativo di raccogliere le proposte non è stato semplice, anche perché bisognava mantenere l'equilibrio tra la capacità di selezionare grandi obiettivi senza essere generici e indicare proposte concrete senza cadere nel particolarismo. Il quadro che segue è quindi una prima proposta molto larga sulla quale sarà opportuno lavorare ulteriormente, attraverso confronti a tema. 1. Operare per promuovere e qualificare lo sviluppo territoriale di Verona A Verona è necessario ridefinire i fattori di vantaggio competitivo agendo sui nuovi fattori di sviluppo: conoscenza, comunicazione, innovazione, risorse umane, tutela e protezione dell'ambiente, valorizzazione del capitale culturale. Sotto questo secondo capitolo vanno inserite scelte strategiche fondamentali: A - Portare a compimento, in modo coordinato, gli strumenti della programmazione territoriale. Si tratta di avviare alla definitiva approvazione il Piano Territoriale Provinciale che deve essere coerentemente collegato in primo luogo con il Piano d'Area del Quadrante Europa e con i Piani regolatori dei principali Comuni, a partire da quello capoluogo.L'Amministrazione provinciale deve svolgere pienamente il proprio ruolo di programmazione dello sviluppo in tutti i suoi aspetti.Il PRG di Verona diventa, in questo quadro, strumento imprescindibile per regolare in modo armonico lo sviluppo futuro della città e non solo di essa, dipendendo dalla sua definizione molte scelte capaci di qualificare lo sviluppo del nostro territorio. Viabilità (con particolare attenzione ai piani urbani del traffico e dei parcheggi), qualificazione di Verona Sud, sistema produttivo e dei servizi, riqualificazione del centro storico e dei quartieri, qualità dell'ambiente sono capitoli decisivi per lo sviluppo della città. B - Adeguare le grandi infrastrutture di trasporto e di servizio. Si tratta di un capitolo di straordinaria importanza da affrontare consapevoli del fatto che serve una attenta politica delle alleanze che renda possibile, sulle grandi opere, raccogliere il consenso necessario dei diversi attori istituzionali. Vanno realizzate grandi opere a livello ferroviario (Brennero, Verona-Bologna, Milano-Venezia e alta capacità, direttrice verso il Tirreno), a livello autostradale e stradale (collegamento al Tirreno, strada "mediana" in direzione di Mantova e Brescia, "Transpolesana", Gardesana, sistema dei ponti sull'Adige), a livello fluviale (Porto di Torretta), a livello aereo (ulteriore sviluppo dell'Aeroporto Catullo in stretto collegamento con il nuovo scalo di Brescia). Sempre sul piano del trasporto vanno favorite tutte le iniziative necessarie alla realizzazione del sistema ferroviario metropolitano finalizzato a ridurre in modo consistente il pesante traffico stradale che grava su Verona e su tutto il Veneto. Altro capitolo importante è la realizzazione della riforma del trasporto pubblico locale attuando in modo efficace la legge di riforma a partire da una precisa ridefinizione dei bacini di traffico, dei servizi di fondamentale importanza e dei piani urbani ed extraurbani del trasporto pubblico. E' necessaria una forte integrazione del servizio tra sistemi diversi e società diverse. La trasformazione in SpA di AMT e APT e il progetto della tramvia sono l'occasione per una discussione stringente che porti a risultati concreti in tempi ravvicinati. Per quanto riguarda le grandi strutture di servizio un posto di primo piano spetta all'area del Quadrante Europa che deve diventare il cuore di un vero e proprio distretto logistico da realizzare attraverso l'intesa istituzionale di programma che il Veneto dovrà stipulare con il Governo. Siamo in presenza di una struttura di eccellenza a livello europeo che può compiere un grande passo in avanti attraverso un progetto coordinato frutto di lavoro comune delle istituzioni, degli Enti che operano nel Quadrante, delle parti sociali, delle grandi infrastrutture del trasporto (aeroporto, ferrovie, autostrade) e di società private del settore. Il primo passo in questa direzione è la privatizzazione dei Magazzini Generali che va inserita all'interno di un progetto di ampio respiro strategico. Infine va prestata grande attenzione allo sviluppo del sistema fieristico non solo qualificando e sviluppando le più importanti iniziative messe in atto, già oggi, dalla Fiera di Verona, ma anche progettando una trasformazione societaria adeguata alle ambizioni e al ruolo di Verona, riconsiderando il problema degli spazi, intervenendo con un progetto generale di riqualificazione dell'area di Verona sud, evitandone il progressivo degrado. C - Investire in formazione e in innovazioneSi tratta di realizzare a Verona un vero e proprio Patto formativo che attui le linee di azione definite dal Masterplan approvato a livello nazionale e valorizzi l'insieme delle positive esperienze che si sono realizzate nella nostra provincia (quali ad esempio il Comitato Provinciale per l'Orientamento Scolastico e Professionale e lo sportello stage presso la Camera di Commercio resi possibili grazie al lavoro e alla collaborazione delle forze sociali e delle istituzioni). L'azione di qualificazione del sistema formativo integrato (scuola, università, formazione professionale, educazione degli adulti) è scelta strategica per la valorizzazione delle risorse umane, fattore decisivo di sviluppo in una società che sempre più si baserà sul ruolo della conoscenza. Ulteriore linea di azione a questo proposito è la attuazione del Parco Scientifico e Tecnologico come parte integrante del NEST (Network for Science and Tecnology) Veneto. La Società deve decollare sulla base di un preciso programma di lavoro e di sviluppo utilizzando competenze e professionalità di alto profilo e di provata esperienza internazionale. D - Valorizzare le risorse culturali, artistiche, ambientali. Il territorio veronese ha risorse culturali di eccezionale valore che devono essere meglio valorizzate in una logica di maggiore managerialità che punti a sviluppare la qualità del prodotto artistico e una attenta gestione delle risorse. Il principale aspetto di una politica culturale per la Provincia di Verona è la valorizzazione piena delle potenzialità della Fondazione "Arena di Verona", trasformata in azienda che produce cultura e spettacolo di qualità a livello internazionale. Accanto alla Fondazione molti altri interventi culturali sono possibili, con la consapevolezza che la valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico non porta con sé solo una crescita complessiva del nostro territorio e un'apertura di mentalità, ma ha anche ricadute economiche di grandissima importanza. Sul piano ambientale bisogna tutelare e valorizzare le bellezze artistiche e paesaggistiche della provincia. Non solo i beni culturali ma anche le risorse ambientali vanno attentamente curate. Il Lago di Garda, la montagna, la collina veronese sono autentici gioielli che richiedono una manutenzione costante. Aria, acqua, verde, rumore, energia, vivibilità del territorio sono temi che determinano la qualità della vita di una provincia. Su questi temi va sviluppata una forte iniziativa con la consapevolezza delle importantissime ricadute che possono determinarsi sul sistema del turismo, settore di straordinaria importanza per Verona e per tutta la provincia, in quanto fattore di sviluppo socio-economico del territorio per la sua caratteristica di generatore di economie indotte.. Infine va prestata particolare attenzione ai temi dell'acqua e dei rifiuti con interventi urgenti e razionali che siano al servizio e di effettiva utilità per i comuni, per gli operatori economici e per i cittadini. E - Operare per il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. Ogni progetto di sviluppo per realizzarsi necessita di adeguate risorse, amministrate con rigore e di un perfetto funzionamento della macchina amministrativa. Le pubbliche amministrazioni, in un quadro di riforma degli assetti istituzionali, devono adeguare i loro standards di efficienza amministrativa con una maggiore valorizzazione delle risorse umane e con l'introduzione delle necessarie tecnologie informatiche. Per quanto riguarda le attività produttive è di fondamentale importanza la realizzazione effettiva dello "Sportello Unico" previsto dalla legge. Le risorse disponibili a livello locale vanno amministrate con il massimo rigore, recuperando ulteriori finanziamenti sia a livello regionale che nazionale sulla base di precisi progetti. Va infine potenziata enormemente l'attività di progettazione secondo le nuove deliberazioni dell'Unione Europea che consentirebbe di inserirsi nei programmi comunitari recuperando consistenti risorse ed aprendosi a importanti esperienze di scambio a livello internazionale. Questi grandi obiettivi, per i quali servono le risorse necessarie, sono trasversali e perciò comuni a tutte le parti sociali e costituiscono un forte valore per far crescere le attività produttive e di servizio, costruendo nuove possibilità occupazionali di qualità. E' evidente che esistono particolarità che ogni organizzazione sente proprie e che potranno essere perseguite e realizzate nella misura in cui cresce la qualità del quadro generale scopo della nostra iniziativa. 2. Promuovere la qualità del lavoro e la crescita dell'occupazione. E' una scelta strategica favorire la crescita di nuovi processi di sviluppo, condizione necessaria ma non sufficiente per far aumentare l'occupazione, obiettivo che richiede politiche mirate. L'ulteriore e qualificato sviluppo della provincia di Verona deve tener conto, in primo luogo, del tessuto d'impresa diffusa che si è determinato nel corso degli anni, puntando a svilupparne tutte le grandi potenzialità attraverso interventi adeguati alla nuova realtà della competizione internazionale. Qualità del lavoro e crescita dell'occupazione sono temi sui quali le parti hanno più diretta competenza. Tra gli obiettivi prioritari riteniamo di indicare i seguenti. A - La realizzazione dei patti territoriali sottoscritti. Dopo l'approvazione formale del Patto del Basso Veronese e del Colognese è indispensabile presentare anche il Patto della Montagna Veronese ed adoperarsi affinchè venga approvato. Il Comitato di concertazione dovrà seguire la realizzazione di tutte le opere pubbliche e a sostegno delle attività produttive previste dai patto dedicando particolare cura alla realizzazione di progetti di snellimento della pubblica amministrazione, di informatizzazione delle relazioni a livello territoriale, tra aziende ed istituzioni in particolare, di formazione professionale a sostegno delle iniziative istituzionali, produttive, di servizio. Altrettanta attenzione andrà prestata alla riforma dei sistemi di finanziamento realizzata dall'Unione Europea per poterne utilizzare a pieno le potenzialità. B - Attuare i nuovi servizi per l'impiego. E' la prima importante attuazione delle leggi sul decentramento dei poteri dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni. Sulla base del lavoro fino ad oggi realizzato con il pieno coinvolgimento delle parti sociali si tratta di definire il piano provinciale del lavoro, avviare l'attività dei nuovi centri per l'impiego, realizzare un accurato percorso di formazione del personale, mettere a disposizione strutture idonee sotto tutti i punti di vista per realizzare i nuovi compiti assegnati alle Regioni e alle province: favorire l'incontro domanda-offerta, attuare un vero sistema di orientamento scolastico e professionale, realizzare attività formative funzionali al progetto. La Provincia dovrà dotarsi di una adeguata struttura operativa che assicuri la piena funzionalità e consenta di gestire quelle attività che necessitano di un'azione a livello provinciale, in particolare: orientamento scolastico e professionale, tirocini, collocamento obbligatorio, formazione professionale. Spetterà ai centri per l'impiego realizzare concretamente il piano in una logica di forte integrazione a rete con quanto già esiste a livello decentrato. C - Tutela della salute, della sicurezza e della legalità del lavoro. In un quadro di rispetto delle norme contrattuali e di legge vanno favorite tutte le iniziative finalizzate alla sicurezza nel lavoro, alla promozione di forme di tutela della salute. Un capitolo specifico di iniziativa è riferito alla difesa della legalità, a tutti i livelli, in primo luogo attraverso azioni preventive e, quando necessario, anche di repressione delle forme di lavoro nero e irregolare che danneggiano gravemente la concorrenza tra le imprese e i lavoratori. Si tratta soprattutto di agire sulle cause oggettive e soggettive che favoriscono il lavoro nero e irregolare, per rimuoverle ai vari livelli, con provvedimenti e iniziative adeguati. Altro tema a cavallo tra lavoro e qualità della vita sociale è quello della lotta alla criminalità, grande e piccola, che mette a repentaglio le attività produttive e di servizio e minaccia la sicurezza personale dei cittadini. Anche a questo proposito servono iniziative adeguate. D - Favorire la crescita del livello di attività, incrementando la cultura della imprenditorialità, incentivando e valorizzando il lavoro delle donne, facilitando l'accesso al lavoro dei giovani. Nelle nostre aree, oltre alle iniziative finalizzate a combattere la disoccupazione (molto al di sotto della media nazionale), bisogna realizzarne altre finalizzate ad innalzare il tasso di attività che, pur essendo superiore alla media nazionale, è ancora molto al di sotto di quello dei principali paesi sviluppati. Ciò è possibile favorendo in primo luogo la cultura dell'imprenditorialità intesa come valorizzazione di sé sia a livello di lavoro autonomo che dipendente, promuovendo l'occupazione femminile, principale novità degli ultimi anni, costruendo progetti finalizzati che favoriscano il pieno e veloce inserimento lavorativo delle giovani generazioni, anche attraverso la diffusione delle esperienze di tirocinio già nel periodo degli studi. Un'attenzione specifica può e deve essere prestata al reinserimento dei lavoratori e delle lavoratrici espulsi dai processi produttivi. Vanno messi in atto adeguati percorsi di rimotivazione e di formazione che, in particolare per le persone con più bassa professionalità e qualificazione, rendano possibile il reinserimento lavorativo. Sarà compito dei nuovi centri per l'impiego, d'intesa con le forze sociali e in particolare con le strutture scolastiche e della formazione professionale, gestire questo progetto. Infine sarà necessario garantire un'applicazione efficace della nuova legge sul collocamento delle persone disabili (legge 68/99) realizzando tutte le iniziative necessarie a rendere effettivamente possibile l'inserimento lavorativo. 3. Favorire la crescita della qualità della vita sociale E' una grande questione da affrontare, almeno nelle sue linee di fondo con la consapevolezza che è difficile inserire tutto in uno stesso patto. Non per questo è possibile trascurarla per una serie di motivi fondamentali. Tra questi il fatto che il livello di qualità della vita sociale influenza direttamente i processi produttivi e la loro qualità. La crescita del benessere personale e sociale, della salute, dell'integrazione sociale, della sicurezza economica e personale costituiscono fattori decisivi per il successo di un territorio. E' così pure importante promuovere una cultura dell'accoglienza per favorire l'inserimento economico, sociale e culturale, pur nel rispetto delle diversità, dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie che sarà caratteristica fondativa del grado di cultura della nostra provincia, garantendo sempre, da parte di tutti, una rigorosa osservanza delle norme di legge vigenti. A questo fine va finalmente realizzato l'osservatorio sull'immigrazione come premessa per avviare tutti quei progetti che la legislazione prevede siano messi in atto a livello territoriale. Sul lavoro, sulla casa, sulla salute, sulla formazione possono e debbono essere messe in atto iniziative specifiche, E' bene essere consapevoli dell'importanza strategica che rivestono i temi legati alla qualità della vita sociale. I temi del welfare locale lungi dall'essere in contrasto con quelli dello sviluppo economico ne sono indispensabile fondamento se si intende perseguire lo sviluppo in un quadro armonico di crescita di una società solidale. La classica quadratura del cerchio di cui parla Ralf Dahrendorf nel suo famoso saggio "Quadrare il cerchio. Benessere economico, coesione sociale e libertà politica", Laterza, 1995. La sfida delle società del duemila consisterà proprio nella capacità di tenere assieme i tre termini del problema senza sacrificarne alcuno. Ecco allora che, anche se ciò comporta ulteriore complessità, sarà opportuno dedicare attenzione anche a questi temi nella consapevolezza che richiedono, in buona misura, anche l'intervento di soggetti diversi da quelli sottoscrittori dei Patti provinciali. A questo proposito è bene considerare che accanto ad intese generali è possibile promuoverne di specifiche anche in un secondo momento. Del resto la stessa concertazione a livello nazionale, dal 1992 ad oggi, ha promosso protocolli che hanno di volta in volta affrontato, se pur in un omogeneo quadro di insieme, obiettivi particolari. CONSIDERAZIONI FINALIIl percorso da realizzare è certamente difficile ma non esistono alternative credibili se si vuole operare in direzione di un progetto di sviluppo condiviso, adeguato alle potenzialità del nostro territorio. Un problema da affrontare è quello dei tempi. Non c'è all'orizzonte un obiettivo, prefissato temporalmente, da conseguire. Va quindi salvaguardata con la massima attenzione la costruzione del percorso ricercando la più ampia e convinta convergenza di opinioni. Da questo punto di vista, riteniamo sia da privilegiare il metodo della condivisione delle motivazioni e dei contenuti, avendo tutti attenzione e cura a mettere in risalto i punti sui quali c'è accordo, isolando quelli sui quali si rende necessario un approfondimento. L'apertura del confronto con le istituzioni per arrivare al Patto territoriale è un obiettivo di grande importanza che va perseguito con determinazione nell'interesse del territorio di Verona. |
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